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IL ROMA - Insigne, la teoria dell’exit strategy non trova riscontri, ma pesano le critiche
12.03.2019 11:10 Fonte: Giovanni Scotto per il Roma

La fascia di capitano l’ha ereditata ufficialmente da poco. Un peso che si è aggiunto a un altro peso. Da sempre la maglia di Lorenzo Insigne si fa sentire più delle altre sulle spalle dell’attaccante di Frattamaggiore. Nemo profeta in patria, e questo è un detto che vale un po’ dovunque, ma Insigne convive da sempre con una sorta di diffidenza da parte della sua tifoseria che, come una fisarmonica, si allarga e decresce a cicli continui.

 

NELLA PLATEA di tifosi napoletani è sempre stata presente una grossa frangia di detrattori. Nel dopopartita col Sassuolo Insigne ha parlato di troppe critiche nei suoi confronti. E in effetti è così. Dal “tiro a giro” indigesto a molti (non quando va in gol, però) alle beghe sull’ultimo rinnovo contrattuale. Tra alti e bassi, passando per critiche più subdole come quelle dopo la partita col Parma. Per qualcuno il Napoli aveva vinto bene (finì 4-0 la partita) perché non c’era Insigne, squalificato, e in sostanza il messaggio è che la squadra senza di lui gioca meglio.

 

UNA SITUAZIONE antipatica e latente, che è in un certo senso riesplosa dopo la Juventus. Dimenticato lo splendido assist dell’attaccante per il gol del 2-1 di Callejon, gli attacchi a Insigne sono esplosi dopo il fatidico errore dal dischetto che ha lasciato il Napoli col risultato in negativo. Un penalty calciato sul palo, che ha mortificato il giocatore e ha dato fiato agli immancabili detrattori. Di certo non si poteva dire “bravo” a Insigne che fallisce un rigore decisivo in una partita così importante, ma una serie di attacchi a raffica sono sembrati eccessivi, soprattutto perché pregiudiziali. Eppure Lorenzo non fa nulla per rendersi antipatico. Vero che nei primi anni il suo atteggiamento verso il pubblico (in senso lato) schivo e a volte scontroso ha acceso molti screzi, in particolare dopo reazione polemica verso i tifosi. Ma da qualche anno, anche grazie a una rinnovata strategia comunicativa, Lorenzo ha finalmente mostrato il suo lato umano. Sincero, diretto e sfrontato nel dichiarare ciò che molti tifosi pensano. «Ci siamo scocciati di partecipare, vogliamo vincere», una frase dal significato forte, che però non ha fatto breccia. Non ci riescono sempre i suoi gol (13 quest’anno) e probabilmente nemmeno il suo sfogo di domenica. «Sono contento per i gol, come sanno tutti a Napoli ho sempre ricevuto critiche, dispiace ma vado avanti. Se mi si accetta così bene, altrimenti non ci posso fare niente. Io ci tengo sempre per questa maglia, forse alla gente non è arrivato questo messaggio al 100%. Lavorerò per dare tutto finché sto qua». Quest’ultima la frase incriminata. Quel “Finché questo qua” è sembrato un indizio su una possibile voglia di andare via? Improbabile, anche perché letteralmente Insigne non ha detto niente di strano. Il suo contratto scade nel 2022 e quindi non ha un impegno a vita col Napoli. Di certo l’allusione a un futuro addio è una piccola provocazione verso una schiera di critici che obiettivamente hanno un po’ stufato. E se si continua a tirare la corda qualcosa potrebbe accadere. Più probabilmente alle spalle c’è il nuovo procuratore di Insigne, Mino Raiola, che ama “sguazzare” in queste situazioni. Non è un segreto che ha già parlato con De Laurentiis immaginando scenari futuri con grosse offerte all’orizzonte. De Laurentiis sa bene con chi ha a che fare. Raiola fa delle cessioni milionarie dei propri calciatori il suo business, e con uno come lui meglio non mettersi contro dichiarando i calciatori incedibili. «Vale 100 milioni», avrebbe detto De Laurentiis, fissando un prezzo senza se e senza ma. Ma davvero Insigne ha tutte queste offerte, e davvero raggiungerebbe queste cifre? Possibile ma improbabile. Sondando il sottobosco del mercato ad oggi non risultano particolari società interessate, di certo non in Italia. Insigne non ha clausola, ma il discorso non è questo.

 

LA TEORIA dell’exit strategy, di cui si è parlato molto ieri, non trova riscontri. Semmai è il vespaio di critiche e quel senso di diffidenza con cui l’attaccante convive che pesa. Ad Insigne piacerebbe essere amato “senza se e senza ma”, un po’ come è capitato ad altri capitani che hanno giocato a lungo nella propria città. Forse chiede troppo, o forse un po’ di ragione ce l’ha pure lui.

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