domenica 22 maggio 2022, ore
CULTURA & GOSSIP
TEATRO SAN CARLO - Henrik Nánási protagonista del nuovo appuntamento della Stagione di Concerti, giovedì 20 gennaio
18.01.2022 13:58

Teatro di San Carlo

 

Henrik Nánási sul podio per la Stagione di Concerti 21/22

 

In programma musiche di Béla Bartók e Ludwig van Beethoven

 

Giovedì 20 gennaio 2022 ore 18

 

Giovedì 20 gennaio 2022 alle ore 18 al Teatro di San Carlo è in programma il quinto appuntamento della Stagione di Concerti 21/22.

Sul podio il direttore ungherese Henrik Nánási che ritorna alla guida dell’Orchestra del San Carlo dopo quattro anni di assenza.

Ad aprire il concerto il Divertimento per archi BB118 di Béla Bartók, scritto dal compositore nel 1939 a Saanen, nei pressi di Berna, alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

 

A seguire la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 "Eroica" di Ludwig van Beethoven composizione cruciale sia nella storia del genere che nella parabola creativa beethoveniana. Inizialmente la Sinfonia doveva essere consacrata a Napoleone Bonaparte, simbolo di una umanità rinnovata dagli ideali rivoluzionari di libertà e uguaglianza, ma la sua autoincoronazione a imperatore portò invece Beethoven a cambiare prospettiva intitolandola “Sinfonia eroica”. La prima esecuzione assoluta ebbe luogo al Theater an der Wien il 7 aprile 1805.

 

Henrik Nánási, classe 1975 è stato Direttore Musicale Generale della Komische Oper di Berlino dal 2012 al 2017.  Dalla sua nomina nel 2012, la Komische Oper di Berlino è stata proclamata Opera House of the Year dalla rivista Opera World nel 2013 e ha vinto il premio come Opera Company of the Year 2015 agli Opera Awards. In ambito concertistico, ha collaborato con Atlanta Symphony Orchestra, Yomiuri Nippon Symphony Orchestra, Orchestre National du Capitole de Toulouse, Hungarian National Philharmonic Orchestra, Radio-Symphonieorchester Wien, Bruckner Orchester Linz, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, Essener Philharmoniker. Le sue registrazioni includono i DVD di Turandot dalla Royal Opera House (disponibile su Opus Arte), Carmen dall'Arena di Verona (disponibile per Bel Air Classiques) e un CD de La Gazza Ladra dall'Oper Frankfurt (disponibile per Oehms Classics).

 

Il concerto è dedicato alla memoria di Antonella Valenti, prima arpa dell’Orchestra del Teatro San Carlo.

 

MUSIcA FELIcE IN TEMPI DI GUERRA: BEETHOVEN E BARTÓK

 

Di Dinko Fabris

Dalla guida all’ascolto nel programma di sala

 

Nubi pesanti si addensavano sull’Europa nel 1939 quando il compositore Béla Bartók accettò l’invito di Paul Sacher, un ricco e colto mecenate che amava dirigere la Basler Kammerorchester da lui fondata, e si recò suo ospite in Svizzera per comporre un brano per quella orchestra. Fu una consapevole fuga dalla opprimente realtà prebellica da lui avvertita in Ungheria, e l’essere ospite di un mecenate condizionò la sua scelta di dare al brano una struttura analoga ad un concerto grosso barocco per soli archi. La felicità dell’ispirazione consentì a Bartók di completare in meno di due settimane nell’agosto del 1939 il suo Divertimento, che fu poi eseguito dall’Orchestra da camera di Basilea nel 1940 con la direzione di Sacher. La scelta della denominazione “Divertimento” richiama il genere di elegante intrattenimento tipico dell’ambiente viennese del tardo Settecento, in cui produssero autentici capolavori tra gli altri Haydn e Mozart. Ma in realtà la partitura riporta ad una forma ancora più antica di oltre un secolo, al concerto grosso dell’età barocca, con la struttura in tre tempi Allegro-Adagio-Allegro e l’alternanza tra il concertino di pochi solisti e il tutti dell’orchestra d’archi. Solo che nello sviluppo della composizione il compositore infonde in questa struttura formale i suoi tratti stilistici più personali: ritmi tipici della musica popolare dell’Europa dell’est e l’ambiguità tonale che ne denota l’appartenenza al Novecento.

 

Il primo movimento si apre nel segno della solare felicità, col forte gesto dinamico di un ritmo ostinato su crome ribattute, su cui si inseriscono irregolarità ritmiche (alla pulsazione in 9/8 si alterna il 6/8) tipiche del folklore magiaro, con sincopi e ritmi interrotti. Eppure la scrittura è in classica forma sonata, con temi e sviluppo, pur se la tonalità resta sfuggente. Nel movimento intrmedio, Adagio, prevale una situazione notturna, misteriosa. È evocata un’atmosfera drammatica, caratterizzata dal crescendo orchestrale interrotto da momenti di puro lirismo dei soli violini: probabilmente l’atmosfera cupa da cui Bartók voleva fuggire nella sua Ungheria. Formalmente il tempo è diviso in quattro sezioni di tipo ciclico (l’ultima parte è la ripresa della prima), basata su una cellula di sole tre note. L’ultimo movimento esprime il ritorno alla vita, con i suoi ritmi scatenati e i suoi colori. Formalmente si tratta di un Rondò che presenta al centro una complessa fuga e un lungo sviluppo conclusivo, con una coda di andamento “vivacissimo”. Si tratta della parte dell’opera più esplicitamente legata al modello del concerto barocco, soprattutto nell’alternanza tra soli e tutti, ma anche in questo caso si inseriscono elementi della musica popolare e perfino dei passaggi a solo del violino con cadenze “alla zigana”.

 

Il Divertimento per archi chiudeva il periodo “neoclassico” di Bartók, che in quello stesso anno lasciò per sempre l’Ungheria trasferendosi negli Stati Uniti per sfuggire alla dittatura nazi-fascista.

 

centoquaranta anni prima Ludwig van Beethoven, ideale punto di riferimento per tutta la produzione di Bartók, si era confrontato con un altro clima di guerra che sconvolgeva l’Europa fin dalla fine del Settecento attraverso l’epopea napoleonica. La personalità di Bonaparte, in cui si incarnavano gli ideali di giustizia e libertà della Rivoluzione francese, aveva indubbiamente affascinato Beethoven, alle prese con la frustrazione di non riuscire ad affermarsi come esecutore in una Vienna piena di virtuosi e soprattutto con la terribile consapevolezza della ineluttabile perdita progressiva dell’udito. Nel 1802 il compositore attraversò la sua crisi più terribile, testimoniata dal “testamento di Heiligenstadt”, che tuttavia ebbe una conseguenza straordinariamente felice perché da allora fino al 1816 si svolse il periodo più fecondo della produzione artistica di Beethoven. Uno dei primi capolavori prodotti in questo periodo felice fu la Terza Sinfonia, la cui composizone ebbe inizio proprio nel 1802, terminando agli inizi del 1804. Si tratta di una composizione strettamente legata alle vicende politiche di quegli anni, soprattutto per la questione della dedica a Napoleone, poi ritirata, cui sono state dai biografi centinaia di pagine. La fascinazione del trentenne Beethoven, per gli ideali rivoluzionari incarnati da Napoleone, era stata tale da spingerlo nel 1803 a progettare di  trasferirsi in Francia. A togliere ogni dubbio sull’originale intenzione del compositore di dedicare al condottiero francese che sembrava invincibile la Sinfonia più innovativa che avesse fino ad allora concepito è un lettera dello stesso Beethoven all’editore Breitkopf dell’agosto 1804 in cui chiariva che l’opera era intitolata “Bonaparte” (la stessa indicazione appare anche su una copia manoscritta della Sinfonia, anche se parzialmente cancellata). Nel maggio dello stesso anno 1804 Napoleone si autoproclamò imperatore, distruggendo così i sogni di giustizia ed equità universale di molti intellettuali europei, e tra loro di Beethoven il quale, presagendo tempi funesti in arrivo, stracciò platealmente il frontespizio della Terza Sinfonia con la dedica a Bonaparte già scritta, come riferisce la celebre testimonianza del suo allievo ed amico Ferdinand Ries. Il presagio era veritiero, perché di lì a poco le truppe napoleoniche attaccarono i territori austro-germanici ed entrarono poi a Vienna l’11 novembre 1805, occupando la città.  Nella prima edizione a stampa, pubblicata a vienna nel successivo 1806, il nome di Bonaparte non compare più mentre è indicata la denominazione di “Eroica” poi rimasta per sempre a caratterizzare l’opera 55: (in italiano nel frontespizio)

 

SINFONIA EROIcA / à due Violini, Alto, due Flauti, due Oboi, due clarinetti, / due Fagotti, tre corni, due clarini, Timpani e Basso / composta / per festeggiare il sovvenire di un grand Uomo / e

 

dedicata / A Sua Altezza Serenissima il Principe di Lobkowitz / da / Luigi van Beethoven. / op.55 / n. III delle Sinfonie.

Venuta meno l’identificazione reale col grande corso, Beethoven non volle rinunciare al suo progetto di una sinfonia “politica”, che rappresentava l’azione di un eroe ideale e puro, capace di incarnare compiutamente le aspirazioni rivoluzionarie per una società nuova. Il risultato è evidente anche ad una prima osservazione generale: la Terza è la Sinfonia beethoveniana più lunga e colossale dopo la Nona (ma quest’ultima costituisce un caso speciale negli ultimi anni di vita e di ormai completa sordità). I 28 esecutori della prima esecuzione del 1804 in casa Lobkovitz, nonostante il ruolo innovativo degli strumenti a fiato accanto a quelli a corda, non si resero conto della novità di quest’opera, che realmente apriva il secolo della sinfonia romantica con quei due accordi imperiosi di mi bemolle di tutta l’orchestra in apertura come segnali di cannone. L’Allegro con brio iniziale è di dimensioni mai viste fino a quel momento, e si innesca immediatamente, senza la tradizionale Introduzione lenta haydniana, con un moto dinamico gioioso su un arpeggio dei violoncelli, che alterna ripetizioni e sincopi per costruire la variazione. Tutto è grandioso, la lunghissima ripresa e perfino la coda di 140 battute, che ricapitola tutto il primo tempo in forma sonata. Anche il secondo movimento offre una evidente novità: la sostituzione del tempo lento con una Marcia funebre, come del resto Beethoven aveva fatto nella Sonata per pianoforte op.26, edita nel 1802, dove al terzo movimento è inserita una “Marcia funebre sulla morte di un eroe” (che naturalmente è stata da sempre associata al titolo della Terza Sinfonia). Dopo la lentezza rituale dell’omaggio all’eroe, il terzo tempo è percorso da una sensazione di velocità inarrestabile, che impose all’epoca agli archi un cambio d’abitudine performativa. Infine l’Allegro molto finale si presenta come un capolavoro di orchestrazione nel dialogo tra corde e fiati. Il tema su cui è costruito era già stato utilizzato da Beethoven nel Finale del suo balletto Le creature di Promoteo, del 1801, altro titolo evocativo dell’eroismo individuale. Da questo tema emerge una serie di variazioni, con vari effetti timbrici e dinamici, che dalla terza riproposizione si unisce ad un secondo tema e poi nella quarta un dialogo in fugato tra i due temi, fino ad un’ultima variazione a uso di coda che ripropone ancora il tema iniziale in forma di fanfara. così la Sinfonia si conclude con l’affermazione del trionfo. L’ingresso in Vienna delle truppe di Napoleone, pochi mesi dopo la pima esecuzione della Terza Sinfonia, privò l’opera del nome che l’aveva ispirata, ma non della sostanza del suo impatto, che fu autenticament rivoluzionario per la successiva storia della musica.

 

Teatro di San Carlo
giovedì 20 gennaio 2022, ore 18

HENRIK NÁNÁSI

 Direttore | Henrik Nánási

 

Programma

Béla Bartók, Divertimento per archi, BB 118, SZ 113

Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 "Eroica"

 

Orchestra del Teatro di San Carlo

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