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GQ - De Rossi: "Devastante l'addio alla Roma, il mio ritiro è stato l'ultimo giorno a Trigoria"
11.02.2020 14:48

L'ex centrocampista della Roma Daniele De Rossi si è raccontato in una lunga intervista a GQ: "Il mio vero ritiro è stato l’ultimo giorno a Trigoria - ha spiegato l'ex Capitan Futuro -. Uscendo dalla mia camera per andare allo stadio Olimpico ho pensato: è l’ultima volta che chiudi questa porta. E lì mi è parso di tremare. Devastante". 

 

"Di offerte per continuare a giocare in serie A ne avevo parecchie, ma non ho voluto aggiungere un'altra maglia italiana a quella della Roma, mi pareva di sprecare una storia bellissima - ha aggiunto Daniele -. Il Boca è sempre stato un sogno per me è stato un onore". Poi qualche battuta sui motivi che gli hanno fatto decidere di appendere la scarpe al chiodo. "Se stessi bene, sarei ancora in grado di giocare nella Roma o nel Boca, ma non succede quasi mai - ha raccontato -. Ho 36 anni, il fisico è logoro, di soldi ne ho abbastanza: meglio tornare". "Si è parlato di gravi problemi di mia figlia Gaia - ha proseguito De Rossi -. Non c’è nulla di particolare. Semplicemente ha 14 anni ed è normale che abbia bisogno di avere il papà vicino. Siccome si sa che il rapporto fra me e sua madre ha vissuto momenti faticosi, qualcuno si è immaginato chissà che". Dietro il ritiro di De Rossi, dunque, non ci sono ombre. Soltanto un corpo ferito da tante battaglie. Battaglie che Daniele per tanti anni ha condiviso con Francesco Totti. "Abbiamo giocato vent'anni insieme, ci siamo abbracciati dopo i gol, ci siamo frequentati fuori dal campo, abbiamo avuto anche delle sonore litigate - ha spiegato, parlando del rapporto col 'Pupone' -. E' capitato di non parlarci per un mese, pure l'anno scorso, ma poi è sempre finita a risate. Vita vera, non recitata". 

 

E anche sul ruolo di Spalletti nella sua carriera De Rossi ha le idee chiare. "L'addio alla Roma? È un periodo che ricordo come un incubo - ha spiegato -. Mi sentivo come il bambino che assiste ai litigi tra mamma e papà. Di Totti le ho detto, con Spalletti ho condiviso tanto, ci siamo pure scannati ma conservo grande stima per lui." "Mi infastidiva l'assurdità della situazione: la squadra vinceva eppure Spalletti veniva fischiato, dall'altro lato qualcuno si azzardava a dire che Totti non volesse il bene della Roma", ha proseguito. 

 

Ma questo è il passato. E ora Daniele De Rossi è concentrato sul suo futuro. Un futuro ancora tutto da costruire, ma sempre con la Roma e l'Italia nel cuore. "Al settore giovanile c'è mio padre, perché i rapporti col club comunque non li ho persi, perché al termine del corso che intendo fare potrò allenare in terza serie oppure una Primavera, vediamo - ha spiegato - Un futuro da allenatore in prima squadra? Devi prima dimostrare di saperlo fare, se perdi tre partite di fila la gente si dimentica che eri il suo Capitan Futuro e pretende che tu ottenga risultati nel presente". "E poi l'ultima cosa che voglio e' creare problemi a Fonseca. I miei modelli? Luis Enrique e Antonio Conte: all'Europeo mi ha letteralmente conquistato", ha aggiunto. 

 

Già, la Nazionale. Per De Rossi la maglia azzurra è stata un'avventura fantastica. Un amore impossibile da dimenticare e da cui, forse, potrebbe partire presto una nuova vita. "Con il ct Roberto Mancini abbiamo un rapporto eccellente e il fatto di non aver lavorato insieme non ha diminuito la stima reciproca, anzi - ha spiegato Daniele -. Fra i discorsi che abbiamo fatto tempo fa, non in gennaio intendo, una porta azzurra era socchiusa". 

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